|
Secondo le indicazioni lasciate da Erodoto d'Alicarnasso e da Strabone, un gruppo di Cretesi di Minos, dopo l'assedio di Camico di Agrigento, sarebbe stato sbattuto da una tempesta sulle coste ioniche e, sbarcato su queste terre, avrebbe fondato Hyria, intorno al 1400 a.C. Da Cretesi divennero Japigi-Messapi. Di questo antico popolo, numerosissimi sono i documenti archeologici portati alla luce, per la maggior pane riferibili al IV ed al III sec. a.C. e dei quali si possono ammirare alcuni esemplari conservati nella raccolta archeologica sistemata nei saloni del castello.
Nel 265 a.C. Oria passò sotto la supremazia dei Romani e dopo la disfatta di Annibale, per la sua costante fedeltà a Roma, il Senato la dichiarò Municipio Romano e Città Confederata, concedendole vari privilegi. Alla caduta dell'Impero Romano di Occidente seguì un periodo di instabilità politica, durante il quale fu soggetta, con alterne vicende, ai Greci, ai Goti, ai Longobardi, ai Bizantini. Per effetto delle devastazioni già subite e per le distruzioni compiute dai Mori nel 918, dai Saraceni nel 924, dagli Ungari nel 947 e soprattutto a causa dell'incendio appiccato dagli Agareni nel 977, le rovine della città furono così gravi che l'Imperatore di Costantmopoli, Basilio II, decise di ricostruirla, affidandone l'incarico al protospatario Porfirio. Verso l'anno 1000 la città venne riedificata e munita di salde mura di cinta, intramezzate da 45 torrette di vedetta e di difesa, con tre porte di accesso che rimanevano chiuse durante la notte. Nel 1062 passò sotto il dominio dei Normanni e nel 1185 degli Svevi. L'imperatore Federico II vi fece costruire il castello su elementi dell'acropoli normanna (1217-1233) e provvide anche a consolidare le opere difensive della città. Dopo la morte di Federico, gli Oritani, essendo di parte guelfa, si ribellarono agli Svevi, riuscendo ad espellerli dalla città per l'audacia di Tommaso d'Oria capo della rivolta; dopo un breve periodo vennero però assoggettati di nuovo dai ghibellini. Nel 1268 0ria cadde sotto il dominio degli Angioini e quindi degli Aragonesi, l'ultimo re dei quali la elevò, nel 1500, a marchesato dandola in feudo a Roberto Bonifacio. Fu quindi amministrata dal capitano del popolo Ortenzio Pagano e poi da S. Carlo Borromeo, che alienò il feudo al vescovo di Cassano per 40 mila fiorini d'oro, somma che fu distribuita in opere di carità. Nel 1572 il marchesato passò agli Imperiali di Genova che ne tennero il possesso per più di due secoli, fino al 1789, anno in cui, morto Michele IV senza lasciare prole, il re Ferdinando IV di Borbone trasferì i beni al regio demanio. Per la legge 1 agosto 1806 (emanata da Giuseppe Bonaparte), che aboliva nel Regno di Napoli i privilegi feudali, il Castello, spogliato di ogni residuo di attrezzatura miliare, venne affidato al Municipio e dichiarato monumento nazionale (1879). Durane il periodo del Risorgimento, l'idea dell'unità d'Italia trovò larga eco anche in Oria fra i più eletti cittadini, che, sotto la guida di Camillo Monaco, si costituirono in società segreta, cospirando contro la dominazione borbonica. Nella grande guerra del 1915-18 176 cittadini oritani caddero eroicamente sui campi di battaglia, mentre 102 furono feriti o mutilati. Il secondo conflitto mondiale portò in Oria un eccezionale movimento di militari a causa del vicino aeroporto. Dopo l'8 settembre del 1943 gli Oritani dovettero subire la presenza anglo-americana di occupazione. (Riduzione da C. Mangia: "Breve Guida Topografico - Storica della Città di Oria", Oria 1961).
|